Ostuni: il culto e la Cavalcata di Sant’Oronzo

In Ostuni la memoria oronziana è legata al seicentesco rinvenimento, sul monte Morrone, della grotta in cui il santo avrebbe trovato scampo in età neroniana e del fonte che avrebbe fatto aprire nella roccia; scampata la peste, nel 1656 fu costruito un santuario in onore del Santo a cui fu attribuito il miracolo della liberazione dalla malattia.
I bollandisti (studiosi gesuiti belgi impegnati nella monumentale pubblicazione degli Acta Sanctorum) riferiscono del prodigioso fonte di Sant’Oronzo sui monti di Ostuni che “il 25 del mese di maggio del 1711 cessò di fornire acqua e il 26 agosto dello stesso anno, nel qual giorno si ricorda il martirio di codesto santo, da quello scaturì acqua per dar refrigerio a quanti erano giunti al santuario provenendo non solo da Ostuni e centri viciniori ma anche da Terra di Bari. L’acqua cessò di scaturire il giorno 27 dello stesso mese e anno e non fu disponibile per molti mesi a seguire. Ciò fu attestato il 20 maggio 1733 dal sindaco Bernardino Lu-cesani, gli uditori Giuseppe Giaconìa e Lazzaro Fortunato Paleolo ed il cancelliere della città di Lecce Orazio Tommaso Marasco aggiungendo che ove qualcosa di sinistro accadesse alla statua di Sant’Oronzo, andrebbe interpretato come funesto presagio per la città”.
In questi stessi anni a Sant’Oronzo si attribuisce la miracolosa guarigione del napoletano don Fabio Surgente, allora residente in Ostuni.
Nel 1771 si conclusero i lavori per la realizzazione dell’obelisco di Sant’Oronzo posizionato nei pressi di Piazza Libertà.
Per quel che riguarda la Cavalcata, si può dire accompagni la devozione per Sant’Oronzo sin dal suo sorgere. Essa era una manifestazione di riconoscenza dei vaticali, i carrettieri che trasportavano le merci da un paese all’altro, al patrono che ne proteggeva i traffici.
Il 26 agosto 1803, il notaio Felice Giovine insieme a 43 concittadini ufficializzò l’accompagnamento a cavallo della processione del Santo. Per i festeggiamenti in suo onore furono raccolti sette ducati a testa. L’evento fu determinato dall’arrivo in città del simulacro d’argento del Santo realizzato nel 1794 dal cesellatore napoletano Luca Baccaro, per conto del possidente Pietro Sansone. In quell’anno la statua d’argento del santo giunse ad Ostuni scortata dai vaticali. Di fatto fu la prima Cavalcata in onore di Sant’Oronzo.
Oggi, la lunga processione si snoda per le vie cittadina richiamando l’attenzione dei turisti, curiosi di ammirare un evento storico, e degli ostunesi che rinnovano la loro devozione nei confronti di Sant’Oronzo. La singolare sfilata è annunciata da un motivetto cadenzato, suonato da un trio di grancassa, tamburo e piffero. Le linee delle divise dei cavalieri, rimandano al periodo napoleonico: casacca rossa, pantaloni bianchi, cappello cilindrico con pennacchio bianco-rosso, mantiglia rossa trinata di bianco.
Una lunga tradizione hanno anche i fuochi pirotecnici che costituiscono il momento conclusivo della Festa Patronale. Nel tempo i fuochi pirotecnici si sono effettuati alle ore più disparate: alle 2-3 di notte, per poi cari-care le masserizie e trasferirsi in campagna per la villeggiatura. Per quanto riguarda la durata, il record si è registrato nel 1951 quando i fuochi cominciarono alle 4 del mattino protraendosi per oltre un ora. La Cavalcata, organizzata dall’associazione culturale Cavalcata di Sant’Oronzo insieme al Comune di Ostuni, gode del patrocinio della Presidenza della Repubblica e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre che della Regione Puglia e dell’amministrazione provinciale.


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